trattenuto

Caspar David Friedrich, 'Il Naufragio della Speranza' (1824)

a chi apre il cuore,
io dono il mio,
lo estraggo
dalla profondità ctonia
dove giace da millenni
incurante delle parole
che qualcuno vi poggiò
per sinestesia.

è bello il mio cuore,
cartapesta che, se piove,
diventa poltiglia,
vetro affilato che,
se ti avvicini,
puoi tagliarti le dita,
una scala che si attorciglia
su se stessa,
scendere salire
percorsi a ostacoli,
respira, respira,
soffia via la polvere,
inventati costellazioni,
appoggia anche quelle,
lì, dove c’è un po’ di spazio.

traccia le rughe
che ti appartengono,
disegna i fiori,
corrusco cipiglio,
indugiante trattenere,
silenzioso esplodere,
frammenti e detriti,
il vento, le nuvole,
inerpicarsi da voragini
spalancate d’abisso.

entrare è come uscirne,
impigliati alla rete,
gli occhi che invocano,
essere, non essere,
imitazione di burrasca,
mare, onda, tempesta,
annegare tra abbracci di pietra,
trattenuto a te,
ultima visione
d’azzurro.

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