centri di gravità

Francesco Clemente, 'Ritz' (1983)

ho poca voglia di parlare,
compenso il fallimento con la palinodia,
i semi sgranati di un rosario,
il baricentro di me spostato un poco ai margini.

se aprissi bocca, e proferissi il mondo,
respirerei solo parole misurate,
stanze di compensazione
– qui sono io e qui non sei tu –
interiorità esibite, polvere,
affetti mal riposti e mal disposti.

agire per sottrazione,
calcolare l’esatta dimensione del vuoto.

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2 thoughts on “centri di gravità

  1. “qui sono io e qui non sei tu”
    “agire per sottrazione,
    calcolare l’esatta dimensione del vuoto”
    sono versi che concludono un’ipotesi di comunicazione resa nella sua quasi scientifica realtà.
    Un abbraccio.

  2. è una poesia misantropa, insofferente, non misurata. la matematica delle relazioni a volte è di una precisione micidiale. come le assenze. o le occasionali presenze. come la vita. un abbraccio a te.

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